martedì 4 dicembre 2007

 

 
Alla fine è arrivato. Puntuale come le tasse. Ma nessuno si indigna, nessuno protesta. Per forza è Natale! E il Natale alla fine ci costa come la denuncia dei redditi. Ma che importa? Mica i nostri soldi se li mangia lo Stato. Per una volta ce li mangiamo noi. Se non fosse per l'IVA o per l'aumento dei prezzi e le correlate vendite SOTTOCOSTO.
Certo, con i regali di Natale facciamo contenti tutti, amici, parenti, colleghi e conoscenti, ma se qualcuno si fermasse un poco e riflettesse su quanti soldi vanno sprecati con questa festa rimarrebbe inorridito.

Partiamo dal cibo: perché il giorno di Natale dobbiamo preparare pranzi e cenoni che da soli superano abbondantemente il fabbisogno GIORNALIERO di calorie necessarie ad un uomo adulto che fa un lavoro fisico, perché dobbiamo cercare tutti i cibi possibili ed immaginabili che le tradizioni (rimodernate) fanno risalire ai nostri avi? Non erano forse i nostri nonni quelli che vivevano nel periodo della guerra, dove il cibo era poco e per pranzo di Natale intendevano un unico piatto che difficilmente potevano permettersi durante l'anno? Qualcuno sa dirmi che problemi ci sono oggi per comprare capitone, agnello, maialetti o frutta secca durante tutto l'anno? Nessuno di voi ha mai mangiato gamberi o aragosta a marzo o a settembre? Bisogna veramente aspettare la tredicesima per fare un pranzo?

Argomento vestiti: bisogna essere eleganti a Natale. È un giorno di festa. Altra tradizione dei nostri nonni, vissuti in periodi di magra, quando il vestito buono era uno e veniva ammortizzato in due tre anni per i più fortunati. Per capire meglio aprite uno a caso dei vostri armadi.

Regali, doni e affini: è il pensiero che conta o per lo meno così ci viene insegnato da bambini.
Sarebbe ora di mettere in moto il cervello.
Il viso pieno di gioia di un bambino che riceve un dono è un'emozione che non ha prezzo. Pensate ai vostri figli, figli di amici, figli di parenti che avete visto fare i capricci per ottenere un giocattolo qualsiasi: quanto vale (quantificato in ceffoni)?

Questa parte è solo per i religiosi (o presunti tali): quanti di voi vanno a messa a Natale e ricevono i sacramenti? Quanti di voi vanno a messa durante l'anno e ricevono i sacramenti? Nessuno dica che non ha tempo o che prega in casa o che va sempre a messa, vi vedo, conosco l'affluenza domenicale e quella natalizia nelle chiese. Nella bibbia si chiamavano farisei, io vi chiamo ipocriti e basta.

Beneficenza: quanti di voi fanno opere di carità tra Natale e Capodanno? Quanti sono i poveri che hanno fame tra Capodanno e Natale?

E ricordandovi che il 25 dicembre si celebra la nascita di un bambino in una mangiatoia, vi lascio con un

POVERI COGLIONI, carico di affetto.

Buone feste
Il Behemot

domenica 18 novembre 2007

Atrofia cerebrale

Erano gli anni della prima repubblica, quando i potenti di turno al governo esiliarono dal grande schermo Beppe Grillo, reo di aver buttato l’occhio nell’ingarbugliato intrico di rapporti tra economia e politica.
Qualche anno dopo il comico genovese venne riammesso in tv con una serie di 5 spettacoli in prima serata e dopo quelli, a nessuno sembrò opportuno non farlo riapparire più sui teleschermi. Per rivederlo dentro la magic box si dovette aspettare Tele+, la prima pay tv de’ noantri.
Poi ci fu lo scandalo di Tangentopoli e gli uomini nuovi della politica (non facciamo nomi), zitti zitti fecero sparire dai teleschermi i fratelli Guzzanti e Luttazzi. Scomodi, dissacranti, volgari, blasfemi e chi più ne ha più ne metta.
Si è dibattuto molto in questi anni sul ruolo della satira e su cosa è satira e cosa è offesa, calunnia e diffamazione.
Poi epurarono (o esiliarono o edittarono bulgaramente) Santoro Travaglio e Biagi.
La satira in questo caso c’entrava ben poco.
Ma per fortuna è arrivato Prodi che col suo Governo al vinavil ha riabilitato tutti.
Certo, Grillo di tornare in tv non ci pensa proprio, Biagi, buon’anima, è passato a miglior vita e Santoro, a parte bella ciao, ha voltato pagina, adattandosi ad uno stile di giornalismo più adatto a finire su Blob anziché nelle opinioni della gente. Luttazzi, invece è approdato a LA7, il sabato notte alle 23.40.

Tempo fa volevo fare il giornalista, volevo scoprire quello che non va e denunciarlo pubblicamente, volevo dare il mio contributo per migliorare il Paese, poi ho collaborato per un paio d’anni con un quotidiano locale e di sporcarmi le mani per portare a galla il marcio non mi interessa più nulla.
Non interessa più a nessuno, i cittadini si indignano, storcono il naso, urlano allo scandalo per tre, forse quattro minuti, poi tutto passa. C’è da discutere sulla nuova fiction, c’è il calcio mercato, c’è quella valletta che esce con quell’attore molto più vecchio di lei.
Cose fondamentali. Cose importanti. Cose grosse. E i giornali per vendere devono seguire, anticipare e accontentare i lettori.
Che importa dell’inquinamento, delle pensioni che non si sa se arriveranno, che importa se per i giovani non esiste futuro o se Cina e India hanno invaso i nostri mercati e in Africa si vive con meno di un dollaro al giorno.
Ma se la Ventura si rifà le tette bisogna saperlo.

L’informazione non è morta, sopravvive a macchie da qualche parte: a Report, domenica sera quando siamo troppo stanchi per seguire qualcosa e domani è già lunedì, con la satira pacata di Crozza e quella a volte troppo esagerata di Luttazzi, sabato notte, quando tutti o dormono o non sono in casa. Oppure bisogna connettersi ad internet e cercare, vagliare, spulciare.
Troppo impegno. Troppa fatica. Ma tanto anche se queste cose le so alla fine non cambia niente.

L’informazione non è morta, sono i cervelli che si sono atrofizzati.

Ognuno per se e Dio per tutti dice il proverbio.
Ma può darsi che tu a Dio non piaccia.

BE STRONG

giovedì 15 novembre 2007

Casualità e ultras

Casualità. Coincidenze. Tuttavia non riesco a non pensare a quello che accade spesso in Italia.
L’informazione (quella vera), svanisce lentamente sotto gli occhi di tutti.
Domenica mattina un ragazzo è morto a causa di un proiettile sparato da un poliziotto in un’area di servizio. Fin qua niente da commentare. Domenica pomeriggio, mentre si cercava di chiarire le cause del suddetto fatto a Milano veniva annullata una partita di calcio e un’altra veniva sospesa per le intemperanze dei tifosi. Domenica sera il prefetto di Roma faceva annullare un’altra partita per problemi di ordine pubblico, mentre gruppi di tifosi compivano delle vere e proprie scorribande nelle zone adiacenti allo stadio Olimpico. Scrivo questo post al mercoledì tirando le somme di una tre giorni d’informazione degna di Caporetto.
Per tre giorni consecutivi si è parlato incessantemente di violenza negli stadi, calcio malato, tifosi terroristi e solo per 30 secondi di un fatto che dovrebbe far preoccupare l’Europa intera.
Nessuno vuole togliere spazio ad un grave fatto di cronaca come quello di domenica mattina, nel quale un ragazzo ha perso la vita in un modo troppo stupido per tacere, ma l’uso strumentale, ribadisco STRUMENTALE che ne hanno fatto stampa e tv, mi lascia molto perplesso.

Il fatto è questo: già alle undici di mattina il Televideo Rai e il Mediavideo battevano la notizia che 2 PULLMAN DI TIFOSI si erano scontrati in un’area di servizio in Abruzzo e che uno dei poliziotti intervenuti a calmare i disordini aveva inavvertitamente fatto fuoco, uccidendo un tifoso.
Nelle ore successive, telegiornali e trasmissioni sportive prima, programmi di intrattenimento poi, facevano a gara nel mostrare cordoglio,immagini, stupore, ricostruzioni di fatti, indignazione…

…lunedì, martedì e mercoledì c’è stata una vera isteria di massa sui mezzi di comunicazione: dai giornali alla tv, ovunque si rincorrevano dichiarazioni e servizi su tifo violento, forze dell’ordine, dichiarazioni (spesso campate per aria) di calciatori, personaggi istituzionali e pubblici. Tutti avevano da ridire sul caso del tifoso ucciso e sugli incidenti scoppiati negli stadi.
La domanda che mi pongo è la seguente: “È necessario tutto ciò? È possibile che un caso isolato come quello di Arezzo debba monopolizzare l’agenda informativa di tutta una nazione?”

Con questa affermazione non voglio assolutamente minimizzare la tragedia di domenica, peraltro grave e il grave comportamento tenuto da alcune tifoserie in qualche stadio. Certo è un problema degno di tutto il risalto possibile, ma NON È L’UNICO PROBLEMA CHE ABBIAMO IN ITALIA. Non è l’unico fatto grave accaduto in questi tre giorni.

Ultimamente tra i casi di Garlasco, Cogne , Perugina e Arezzo sembra che in questo Paese un omicidio sia un evento di portata globale.
Ribadisco che non è nelle mie intenzioni minimizzare quanto accaduto, ma se permettete oltre a questi gravi fatti esistono questioni che ad un cittadino dovrebbero interessare almeno quanto queste.

Cito soltanto alcuni fatti accaduti nelle ultime due settimane:
-         a fine ottobre un’alluvione ha provocato la distruzione di un paesino del messinese causando 9000 sfollati. Una tragedia simile a quella accaduta qualche anno fa a Sarno, in Campania
-         ultimamente i politici italiani si stanno occupando alla chetichella della questione nucleare, lasciando intendere che le politiche per lo sviluppo delle energie rinnovabili vada ridimensionata
-         dalla riforma della giustizia che in questi giorni si discute in Parlamento, è stata stralciata, opera del ministro Mastella, la parte riguardante la class action con la motivazione che secondo lui bisognava vederci chiaro su questa parte della riforma

QUANTI QUOTIDIANI E QUANTI TELEGIORNALI SI SONO OCCUPATI DI QUESTI FATTI? QUANTO SPAZIO IN TERMINI DI PAGINE O DI TEMPO GLI HANNO DEDICATO?

Fate il raffronto con gli altri avvenimenti che hanno avuto spazio nell’agenda dell’informazione nazionale e soprattutto con le notizie che in modo impreciso (o fasullo o spettacolarizzato) hanno dato inizio ad una scellerata domenica di calcio italiano.

A volte verrebbe da pensare che qualcuno voglia distrarci da quello che succede.

Meditate.

lunedì 12 novembre 2007

Nuoce gravemente alla salute

Da quando il Carosello ha smesso di andare in onda e la réclame ha iniziato ad imperversare a qualsiasi ora, guardando la tv ci siamo abituati a convivere con questa forma di intrattenimento/informazione/imbonizione.
Tuttavia se prima la pubblicità si limitava ad esaltare la qualità dei prodotti (dal bianco che più bianco non si può al buono come quello che fai tu… e via dicendo), lentamente ci ha catapultato in scenari surreali, improbabili e ci vuole convincere che quello è il mondo reale nel quale viviamo.
Il tutto con il nostro tacito assenso o quantomeno nella nostra indifferenza più totale.

Questa riflessione sebbene comune a molti, molto prima di me, è nata un sabato pomeriggio, nel quale per noia o per chi sa cosa, stravaccato sul divano facevo zapping alla ricerca di una perdita di tempo e di memoria nel palinsesto pomeridiano della tv generalista.

Apro una parentesi per tutti coloro che al sabato pomeriggio hanno fortunatamente qualcosa di meglio da fare che non guardare la tv: il palinsesto del sabato sera è un guazzabuglio di film e telefilm datati 1970-80, rotocalchi di gossip che anticipano le copertine dei giornaletti scandalistici, fiction che hanno fatto flop dopo la prima messa in onda e via discorrendo.

Detto questo posso continuare la mia riflessione:
 …mentre facevo zapping lo sguardo mi è caduto su due spot di un’azienda che commercializza prodotti per la prima colazione; nel primo dei bambini guardavano le vetrine di una pasticceria, dove in bella mostra c’erano delle paste. Cambia lo scenario e i bambini sono cresciuti e si ritrovano attorno ad un tavolo a fare colazione. Al centro del tavolo imbandito, un cesto con tante brioches, croissant e quant’altro.
Il significato nascosto (molto male) è: le nostre merendine hanno il sapore di una volta e sono così buone e fragranti che sembrano appena uscite dal forno di un pasticcere.

Non diciamo cazzate: lo sappiamo tutti che le merendine imbustate sono sempre più piccole e più sgonfie di quelle dello spot, hanno un sapore a metà tra il cellophan e il grasso rancido e da quando le mettono in commercio a quando le compriamo è passato quasi un mese, ergo la fragranza me la devo comprare a parte. Senza contare che un pasticcere quelle merendine là non le farebbe neanche sotto tortura.

L’altro spot in questione fa vedere dei bambini che giocano in un campo di grano (idea originalissima ndr), che di nascosto dai genitori, rubano la merenda dal cestino (ma dove si prende la laurea di idee originali?) e si nascondono per mangiarla. Dopo di che le mamme si accorgono del furto e i bambini sorridenti corrono tra le spighe per andare ad abbracciarle. A parte la scontatezza dello scenario e della sceneggiatura che sembra tratto da un telefilm americano dell’altro secolo, la cosa che più mi ha sconvolto era: la merenda.
Ad essere più precisi si trattava di un panino imbottito con...rullo di tamburi...UNA TAVOLETTA DI CIOCCOLATA.

Quando mai si è vista una boiata così apocalittica? Chiunque di voi, col consenso della madre abbia mai mangiato un panino imbottito con una tavoletta di cioccolata me lo faccia sapere (Nutella esclusa, ndr).
La cosa spaventosa è che subliminalmente questo messaggio ci comunica due cose:
-grazie all’utilizzo di un flash back siamo portati a pensare che quel tipo di merenda è esistito e ha quindi una tradizione (e se è una merenda tradizionale, l’abbinamento tradizione-genuinità viene da se).
-le mamme sorridenti che hanno preparato quella merenda e portano i figli giocare all’aria aperta danno un’idea di sicurezza (mamme così carine con figli così belli non farebbero mai pensare a comportamenti “contro natura”)

A questo punto l’interrogativo, o meglio gli interrogativi, sono d’obbligo:
-esistono veramente mamme tanto scellerate che darebbero ai figli un panino con dentro una tavoletta di cioccolata?
-esistono mamme che sapendo che il figlio ruba la merenda e corre a nascondersi in un prato, lo accoglie sorridente e a braccia aperte senza neanche affibbiargli un ceffone con fungo atomico annesso?
-l’Organizzazione mondiale della sanità, l’ordine dei nutrizionisti e i medici di base, possibile che non insorgano contro questi spot che vanno contro anni di studi, ricerche e campagne di informazione contro i rischi di un’alimentazione sbagliata e sbilanciata?

È possibile che solo sulle mie Marlboro debba esserci la scritta “NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE”?

Be strong.


UCBNC

mercoledì 7 novembre 2007

La società dei mondezzari

Non pensavo che a guardare i rifiuti si potessero capire così tante cose, eppure da quando nella mia città hanno attivato la raccolta differenziata ho capito di essere uno dei tanti del popolo eletto.

Eletto e preso per il culo, come al solito.

Certo, perché se da una prima analisi superficiale il riciclaggio è una azione lodevole in quanto si recuperano materiali riutlizzabili, si può produrre energia dalle biomasse….(guardatevi una puntata di Gaia o Ulisse per il resto del lodevole), a scavare un pochino ci si rende conto che anche questa volta Messer Capitalismo ha scordato di usare la vaselina mentre si incunea nelle nostre terga.

La mia constatazione parte da alcune semplici osservazioni:
-         il packaging esagerato di molti prodotti (su tutti le confezioni dei prodotti elettronici)
-         l’esorbitante aumento dei volantini pubblicitari che affollano la mia cassetta delle lettere (grazie a tutti per le interessanti informazioni e offerte, ma non mi interessa!)
-         la differenziazione dei rifiuti delocalizzata (la facciamo noi anziché le ditte che si occupano del ritiro e dello smaltimento)
-         l’esorbitante numero di cassonetti di ogni specie e misura lungo le strade che sottrae parcheggi utili alle automobili (ovvia la diminuzione dei parcheggi gratuiti, mentre le strisce blu aumentano o quanto meno restano invariate)
-         l’aumento non sempre giustificato delle tasse della spazzatura (la quantità dei rifiuti che produciamo è sempre uguale, solo che la dividiamo in 4-5 sacchetti differenti)

A questo punto mi chiedo perché devo essere io a pagare e a rompermi le palle per le scelte di marketing di geni della pubblicità?

UCBNC

martedì 6 novembre 2007

Creo, distruggo e ricreo - Again

Era nell'aria. Da tempo non avevo più stimoli.
Meglio un taglio netto. Non ero più convinto di quello che scrivevo. Mi mancava l'aria e allora...ZAC!
Nuovo giro nuova corsa.
Chi paga sale, chi non vuole resta a terra. Nessun rancore.
Sono sempre il Behemot, che dalla distruzione trova nuove energie per una nuova Genesi. Chi non mi ha letto prima non ha perso un gran ché.
Questo è un nuovo blog che riparte lentamente con nuove idee ma sopratutto con (tanta) rabbia.
@ tutti quelli che leggeranno il blog: lasciate solo dei commenti critici, se qualcosa che avete letto non vi piace fatevi sotto. I commenti positivi li lascio ad altri.
Grazie Billy, mi hai dato da pensare.

martedì 13 marzo 2007

Seduto su macerie fumanti

martedì, 13 marzo 2007
Non è certamente il mio primo blog, ma la metamorfosi fa parte della mia indole: creo, distruggo e ricreo continuamente. Mai fermarsi. Il blog precedente non era qua, era altrove, ma i post erano quasi tutti scadenti. Poi la scintilla: chinaski. Allora distruggi quello che hai creato e ricrealo, sempre meglio, semplicemente un altro passo per arrivare in alto. Sempre di più.
Io sono il Behemot, che travolge tutto nella sua corsa, che alla fine si ferma, guarda indietro e contempla la sua distruzione: terra fertile per una grandiosa ricostruzione.