Erano gli anni della prima repubblica, quando i potenti di turno al governo esiliarono dal grande schermo Beppe Grillo, reo di aver buttato l’occhio nell’ingarbugliato intrico di rapporti tra economia e politica.
Qualche anno dopo il comico genovese venne riammesso in tv con una serie di 5 spettacoli in prima serata e dopo quelli, a nessuno sembrò opportuno non farlo riapparire più sui teleschermi. Per rivederlo dentro la magic box si dovette aspettare Tele+, la prima pay tv de’ noantri.
Poi ci fu lo scandalo di Tangentopoli e gli uomini nuovi della politica (non facciamo nomi), zitti zitti fecero sparire dai teleschermi i fratelli Guzzanti e Luttazzi. Scomodi, dissacranti, volgari, blasfemi e chi più ne ha più ne metta.
Si è dibattuto molto in questi anni sul ruolo della satira e su cosa è satira e cosa è offesa, calunnia e diffamazione.
Poi epurarono (o esiliarono o edittarono bulgaramente) Santoro Travaglio e Biagi.
La satira in questo caso c’entrava ben poco.
Ma per fortuna è arrivato Prodi che col suo Governo al vinavil ha riabilitato tutti.
Certo, Grillo di tornare in tv non ci pensa proprio, Biagi, buon’anima, è passato a miglior vita e Santoro, a parte bella ciao, ha voltato pagina, adattandosi ad uno stile di giornalismo più adatto a finire su Blob anziché nelle opinioni della gente. Luttazzi, invece è approdato a LA7, il sabato notte alle 23.40.
Tempo fa volevo fare il giornalista, volevo scoprire quello che non va e denunciarlo pubblicamente, volevo dare il mio contributo per migliorare il Paese, poi ho collaborato per un paio d’anni con un quotidiano locale e di sporcarmi le mani per portare a galla il marcio non mi interessa più nulla.
Non interessa più a nessuno, i cittadini si indignano, storcono il naso, urlano allo scandalo per tre, forse quattro minuti, poi tutto passa. C’è da discutere sulla nuova fiction, c’è il calcio mercato, c’è quella valletta che esce con quell’attore molto più vecchio di lei.
Cose fondamentali. Cose importanti. Cose grosse. E i giornali per vendere devono seguire, anticipare e accontentare i lettori.
Che importa dell’inquinamento, delle pensioni che non si sa se arriveranno, che importa se per i giovani non esiste futuro o se Cina e India hanno invaso i nostri mercati e in Africa si vive con meno di un dollaro al giorno.
Ma se la Ventura si rifà le tette bisogna saperlo.
L’informazione non è morta, sopravvive a macchie da qualche parte: a Report, domenica sera quando siamo troppo stanchi per seguire qualcosa e domani è già lunedì, con la satira pacata di Crozza e quella a volte troppo esagerata di Luttazzi, sabato notte, quando tutti o dormono o non sono in casa. Oppure bisogna connettersi ad internet e cercare, vagliare, spulciare.
Troppo impegno. Troppa fatica. Ma tanto anche se queste cose le so alla fine non cambia niente.
L’informazione non è morta, sono i cervelli che si sono atrofizzati.
Ognuno per se e Dio per tutti dice il proverbio.
Ma può darsi che tu a Dio non piaccia.
BE STRONG
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